Poiché,
sia pure attraverso un battesimo non voluto dalla famiglia, il piccolo
Edgardo era inconsapevolmente "diventato cristiano" secondo la folle
logica cattolica, in quanto tale "doveva" ricevere una educazione
cristiana, anche contro la volontà dei genitori.
Il piccolo fu pertanto rapito dai gendarmi, su ordine diretto di papa
Pio IX, e mai più restituito all'affetto dei suoi familiari.
Nonostante questa storia crudele, la Chiesa Cattolica
non solo non si scusa per questa ennesima malefatta, ma a tutt'oggi
sostiene la bontà e la coerenza dell'operato di Pio IX, il quale, tra
l'altro, è stato oggetto di un cosiddetto "procedimento di
beatificazione" voluto da papa Wojtyla, sebbene avesse commesso
altri gravi crimini, come quello di inviare truppe mercenarie a sparare contro
l'inerme popolazione di Perugia nel 1859, nel vano tentativo di
ostacolare il processo di unificazione dell'Italia.
Il caso Mortara è di estrema attualità perché ci mostra l'estrema
pericolosità sociale del cattolicesimo, che pretende di imporre il
proprio punto di vista anche qualora ciò implica il totale disprezzo per
l'altrui volontà, libertà religiosa e diritto all'autodeterminazione.
Come ci ricorda il giornalista cattolico Vittorio
Messori, questa teologia arrogante e violenta, che rivendica il diritto
di disporre delle vite persino di chi non è cattolico, è tuttora la
teologia ufficialmente vigente nel cattolicesimo. Il caso Mortara non
solo non viene rinnegato, ma continua a rappresentare un esempio,
sebbene estremo, di dove può arrivare a tutt'oggi la pretesa cattolica
di esercitare un potere assoluto sulle coscienze dei singoli e dei
popoli.